Pensieri alla fine di una settimana di lavoro – 20 gennaio

Tornare come ero prima…

Quante volte ascolto le donne che si rivolgono a me dicendo “vorrei semplicemente tornare come ero prima”. Dopo un parto…”non mi sento più quella di prima”. In menopausa…”non mi riconosco più”.
Accolgo lo stupore ed insieme proviamo a riflettere su “cosa” è cambiato, “come” è cambiato, “dove” si percepisce il cambiamento, “come” lo si percepisce.
Un’occasione per non limitarsi a registrare il disagio, lasciandosi sopraffare dallo sconcerto; un modo per entrare in un nuovo sentire, individuandone gli aspetti imprevedibilmente positivi, osservando le difficoltà prima di catalogarle come temibili e disastrose. Un cammino interessante per ricominciare a prendersi cura della sé presente, invece di trascurarla ulteriormente soffermandosi su un passato semplicemente più rassicurante.

Perché vengono le mestruazioni?

Capire i perché delle cose è sempre molto importante, ed aiuta anche ad accettarle meglio. Come spiegare il perché del sangue? Ecco un modo.

#conoscersipervolersibene – Come tutte le donne. 2 – Perché vengono le mestruazioni?

Lezioni di Umanità per gli studenti di Medicina

La Repubblica – Milano 3 novembre 2015″FINALMENTE UNA BUONA NOTIZIA” penso, ed il pensiero si forma nella mia mente proprio in stampatello maiuscolo. Se non ascoltiamo i/le pazienti, se non cerchiamo di capire di cosa hanno veramente bisogno (e pur chiedendocelo, potremo comunque sbagliare), non possiamo considerarci buoni medici. Apparentemente questo messaggio verrà finalmente mandato anche agli studenti ed alle studentesse. “Mandato” non vuol però dire “trasmesso”, perché per recepire ci vogliono recettori, i recettori giusti e qui entriamo tutti in gioco, come genitori ed adulti: non dovremmo forse provare a trasmettere “lezioni di umanità” ai nostri pargoli fin dai loro primi anni di vita? Aiutandoli a mettersi nei panni degli altri, aiutandoli a capire che la gentilezza ed il rispetto sono ingredienti irrinunciabili delle relazioni umane, tutte le relazioni umane. Io credo di sì.

Ci riguarda…

Ho pensato per qualche giorno a questo video di cui hanno parlato i giornali, chiedendomi se avesse senso o no commentarlo e diffonderlo. Ho deciso di sì, evidentemente.
Una madre riconosce il proprio figlio tra i manifestanti violenti ed interviene portandolo via a suon di ceffoni. Io trovo la scena poetica, nonostante si capisca che la donna non sta usando un linguaggio elegante, nonostante ci sia della violenza nel suo gesto; ma una madre che, accortasi che il proprio figlio è nei guai, interviene in prima persona e lo affronta, nonostante lui sia già “grande e grosso”, e non gli faccia sconti immaginandolo vittima di altri, bensì lo tratti con tutta la rabbia che il suo comportamento le muove, mi entusiasma.
E c’è chi trova la scena meno nobile (ed irride a tutti coloro che l’hanno osannata) per il semplice fatto che la donna abbia dichiarato di essere stata mossa dalla paura di perdere il figlio negli scontri, e non da una vocazione pedagogica. Ci ho pensato, ma non mi sembra per niente meno valido il gesto. Prendere posizioni chiare, a costo di sbagliare. Decidere ciò che è giusto per i nostri figli e ciò che è sbagliato, sapendo che poi forse dovremo ricrederci, poi forse dovremo accettare che scelgano della loro vita indipendentemente da come noi la vediamo, ma nel frattempo noi ci saremo state e ci saremo messe in gioco, penso che sia importante. E di fronte ad una situazione difficile, intervenire noi, senza affermare che dovevano essere gli insegnanti, gli altri a controllare, vigilare, indirizzare. E non crearci falsi alibi, come pensare che il nostro pargolo sia sempre e solo eventualmente stato vittima di altri bulli che lo hanno trascinato, ma andarlo a ripescare, prendendolo anche a schiaffi se proprio c’è bisogno (ed è grande e grosso ed in grado di difendersi). Perché quello che lui o lei fa quando è fuori casa…ci riguarda.

Disegnato da nicomiyakawa